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	<title>Gandhi News</title>
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	<description>Il Blog di Luca Schirru</description>
	<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 18:38:36 +0000</pubDate>
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		<title>O uno o l&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 18:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<description><![CDATA[E il mio amico era proprio indignato mentre pisciavamo in campagna alle due di notte, sotto il cielo rovente di stelle, in questa notte di inizio Settembre. Abbiamo preso la macchina e siamo andati a cercare ancora più silenzio di quanto ce ne fosse in paese, e mentre andavamo lui proprio non si capacitava di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E il mio amico era proprio indignato mentre pisciavamo in campagna alle due di notte, sotto il cielo rovente di stelle, in questa notte di inizio Settembre. Abbiamo preso la macchina e siamo andati a cercare ancora più silenzio di quanto ce ne fosse in paese, e mentre andavamo lui proprio non si capacitava di come la stessa attrice fosse potuta essere presente in due generi completamente diversi. “Clicco su teenagers e mi spunta questa a fare festa con quattro negroni allupati, poi clicco su mature e c’era sempre quella minchiona a fare chupa chupa con altri quattro bestioni. Ma insomma cazzu, o è teenagers o è mature, mi pigantapoculu?” E abbiamo continuato su un lato e sull’altro della stradina sterrata davanti al monte Sulliru della nostra campagna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E siamo risaliti dentro la Panda pudescia di Nonno e ce ne siamo andati fino in fondo alla strada, abbiamo svoltato per il mare. Neanche una parola, ognuno a pensare ai cazzi suoi. E io non riuscivo a togliermi dalla testa “la solitudine dei numeri primi”, tutti quei segni lasciati dall’infanzia, e tra una buca e l’altra pensavo che è vero, tutto nella vita resta imbrigliato dentro a due occhi malinconici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Abbiamo costeggiato Planargia fino in fondo e arrivati davanti al mare abbiamo rifermato la macchina. Devi ripisciare? Gli ho detto. Non ho voglia di guidare, mi ha risposto, si è sdraiato il sedile, ha messo le mani dietro la testa ed è rimasto in silenzio ad ascoltare il mare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Allora sono sceso e mi sono seduto sulla staccionata, che mi piace l’aria fresca, che mi piace l’odore che lasciano i cavalli del maneggio, che mi piace sedermi sulla staccionata di notte con tutto quel cielo che cerca di meravigliare il mondo. Dice, ma non c’hai un cazzo da fare stasera? No. E mi sono messo a pensare al mio amore, che nella strada di ritorno, tra Sassari Ittiri Orgosolo Mamoiada e Villagrande Strisaili ho pensato che non mi voglio sposare. Niente da fare, io di sposarmi non c’ho voglia. E il vento e i moscerini a sbattermi sulla faccia, che non funzionava l’aria condizionata, che ho dovuto fare il viaggio con i finestrini aperti per non crepare dal caldo. E io a pensare al mio amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sono sceso, ho voltato le spalle al mare e sono tornato sulla panda. Niente, quello era più pensieroso di prima. Ho aperto la portiera e sono sceso di nuovo, ho fatto un giro intorno al chiosco chiuso, che i turisti già se ne sono andati, che l’estate è rimasta solo per noi, che i mari si stanno spopolando di stranieri e ho trovato una sedia e mi sono seduto. Ombre dappertutto, quella della quercia e del pilastro del terrazzo, quelle dell’auto parcheggiata e delle sedie,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>un cappello posato sul terriccio, la scopa e gli attrezzi da lavoro, la montagna imponente dietro, tutto sembrava passeggiare verso l’ignoto. Perché non sorridete? Pensavo pensando alla cena della sera prima.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sono tornato in macchina, volevo condividere con qualcuno i miei pensieri sulla vita. La portiera della Panda chiudendosi ha fatto un suono forte e secco, il mio amico si è girato verso di me, Ma ti sembra possibile? O è teenagers o è mature, mi pigantapoculu? Mi ha detto. Boh, ma mi sembra possibile? </span></span></p>
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<p>Dopo una vita di contraddizioni non ha retto alla furia bancaria di un signore sposato. Lascia Jimmy, Jimmyno il motorino, una camera sporca e un&#8230;</p>
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L’avevo stretta verso il muro, la gonna l’aveva persa strada facendo, aveva alzato le braccia e le avevo tolto la&#8230;</p>
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		<title>La tua benda di denaro</title>
		<link>http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/la-tua-benda-di-denaro/</link>
		<comments>http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/la-tua-benda-di-denaro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 20:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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E se ascoltassero le mie risposte. E se lo sapessero a cosa mi è servito. Se tutto questo mi fosse servito anche solo a capire come si sente un immigrato appena arrivato in Italia, senza conoscere la lingua, sotto il peso di chi lo guarda schifato come fosse appena uscito da un bagno di merda? [...]]]></description>
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<p><!--[if gte mso 10]><br />
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<p class="MsoNormal"><a rel="attachment wp-att-1462" href="http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/la-tua-benda-di-denaro/alone/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1462" title="alone" src="http://lucaschirru.com/wp-content/uploads/2010/06/alone-300x207.jpg" alt="alone" width="300" height="207" /></a></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E se ascoltassero le mie risposte. E se lo sapessero a cosa mi è servito. Se tutto questo mi fosse servito anche solo a capire come si sente un immigrato appena arrivato in Italia, senza conoscere la lingua, sotto il peso di chi lo guarda schifato come fosse appena uscito da un bagno di merda? Se tutto questo mi fosse servito anche solo per metter ancora sul piatto i miei limiti o le mie capacità, se mi fosse anche solo servito per sentire quella brezza che mi consente di volare? A voi farebbe schifo no?</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E se mi fosse servito a stancarmi di quelli che invece di chiedere come stai ti dicono quello che devi e quello che non devi fare? E se mi fosse servito a decidere di essere stanco di quelli che quando hanno bisogno e sono di buon umore ti cercano e altrimenti Saluti e Baci amico? E se mi fosse servito anche solo a decidere che anche la pazienza si esaurisce? E grazie per quello che hai fatto ma ora a galla Amico, nuota nel tuo brodo Amico!</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E mi sembra un miracolo quando sento mio padre e discuto con lui di come procede questa vita.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E non lo dico con rancore, ma bacerete il mio culo quando avrete ancora bisogno di una pacca sulla spalla? Che con lui si può parlare no? Capisce, ha sempre una buona parola no? Quel coglione dico, quel coglione che non ha capito come voi come si affronta questa vita.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Tornerò sull’Isola va bene, che ognuno è libero di sognare quello che vuole, che ognuno è libero di decidere di che morte morire e di che vita vivere. Tornerò sull’Isola a vegliare sul mio mondo, perché il mio mondo vegli su di me. Sull’Isola. E se un giorno romperai il guscio amore, e se un giorno ti spuntassero le ali amore, sarò sotto il mio albero ad aspettarti.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E la carriera si, e tutto quello che sai fare si, e le tue qualità si va bene. Ma forse Amico non è vero che non ho nulla, c’è che non sei capace di guardare. E non è vero che sono povero, c’è che Tu non sei in grado di vedere quel che ho. E non è la tua la verità, c’è che hai dimenticato di togliere la tua benda di denaro.</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Fiore</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 13:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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Allora ho smesso di scrivere, perché non mi veniva più come prima, perché non riuscivo a sciogliere quella matassa di pensieri che mi toglievano il fiato, che mi facevano dormire male, che si accavallavano quasi volessero soffocarmi.

Fuori il vento mi faceva venire mal di testa. Ho camminato ancora qualche centinaio di metri poi ho deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1450" href="http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/fiore/bocca/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1450" title="bocca" src="http://lucaschirru.com/wp-content/uploads/2010/06/bocca-199x300.jpg" alt="bocca" width="199" height="300" /></a></p>
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<p><!--[if gte mso 10]><br />
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<p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Allora ho smesso di scrivere, perché non mi veniva più come prima, perché non riuscivo a sciogliere quella matassa di pensieri che mi toglievano il fiato, che mi facevano dormire male, che si accavallavano quasi volessero soffocarmi.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Fuori il vento mi faceva venire mal di testa. Ho camminato ancora qualche centinaio di metri poi ho deciso di sedermi. Con lei voglio fare tutto quello che mi manca nella lista della vita, poi saluterò ringraziandola per il tempo pieno passato insieme. E mentre pensavo il vento si è fatto più forte e invadente e qualche goccia ha deciso di fargli compagnia. Ho incrociato le gambe e ho lasciato che la pioggia mi bagnasse il viso. Mi è sempre piaciuta quella sensazione di libertà, respirare quando piove, sentire le labbra bagnate, il profumo dell’erba che sale lento fino a circondarti.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Ho pensato a quando stava male. Chiusa in casa, le imposte chiuse, non voleva vedere nessuno, non voleva la vedesse nessuno. E gli occhi smarriti in quel silenzio. E tutti impotenti intorno a lei, non c’era parola, non c’era gesto, non c’era cosa che potesse farla aprire in un sorriso. E ora quando lo vedo amore, ora che sorridi leggera come il vento quando accarezza il mare, e ora che i silenzi si riempiono delle tue risate amore, ora che il sole sorge quando apri gli occhi al mattino amore.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">E ancora mi fai paura sai? Come un pugno pronto a colpirmi, quando vedo quel velo comparire anche solo un attimo vorrei strapparlo subito via, vorrei tornare per portartelo via. E ricordi quando mi venivi a svegliare amore? Quando mi dicevi che volevi parlare un po&#8217;, quanto è difficile a volte no? Quanto sembra difficile a volte no? E ti ricordi amore, quando cucini e ti giro intorno per spizzicare, quando mi chiami la mattina alle sei solo perchè mi vuoi salutare, quando ti lamenti che sono disordinato, quando mi dici che ormai lo sai e non ci fai più caso, quando vai a letto e mi chiedi di passare prima di andarci io e dopo cinque minuti invece già stai dormendo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Pensare una persona, è un po’ come averla accanto. E allora forse, ho pensato io, allora forse siamo sempre stati insieme.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><a name="OLE_LINK1"></a><a name="OLE_LINK2"><span>E non servono le gambe per rincorrerti, e non servono braccia per stringerti, e non servono parole per spiegarti, tu già sei con me, tu sei sempre qui con me, fiore. </span></a></p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Cirpiani London Restaurant</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 15:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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Ho riletto un commento su un post e poi ditemi tutto quello che volete ma quell’idea a me è rimasta. Quelle parole anonime, leggere come un ago che vuole pungerti la pelle, fuori luogo, a me purtroppo è rimasta quell’idea di trovarmi di fronte a un povero essere umano imbecille con manie di protagonismo. Purtroppo. [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><a rel="attachment wp-att-1444" href="http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/cirpiani-london-restaurant/paperino_arrabbiato/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1444" title="paperino_arrabbiato" src="http://lucaschirru.com/wp-content/uploads/2010/06/paperino_arrabbiato-179x300.gif" alt="paperino_arrabbiato" width="179" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><a name="OLE_LINK1"><span>Ho riletto un commento su un post e poi ditemi tutto quello che volete ma quell’idea a me è rimasta. Quelle parole anonime, leggere come un ago che vuole pungerti la pelle, fuori luogo, a me purtroppo è rimasta quell’idea di trovarmi di fronte a un povero essere umano imbecille con manie di protagonismo. Purtroppo. Purtroppo. Purtroppo.</span></a></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Da quando sono single io, da quando non ricevo più telefonate di gente che non ho voglia di sentire e mi autogestisco le giornate senza che ci sia una che mi dica che scarpe devo mettere e che posti devo frequentare. In generale parlo, in generale. Ecco deve essere da quel momento che ho iniziato a incontrare persone interessanti lungo il mio cammino.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Da quando sono single io, che ho capito il valore di certe parole e parola dopo parola la composizione inutile di certe frasi e il significato di certi gesti e ho capito che Dio solo sa, solo lui sa quante volte sbagliando ho imparato e quante volte sbagliando mi sono detto inutilmente che sarebbe stata l’ultima volta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E anche se non lo sento spesso e non lo vado a trovare, come fosse una di quelle persone di cui si parla sempre bene ma per cui non si muove mai una sola mano. E anche se non racconto i miei peccati ad un parroco curioso e imbalsamato dentro un confessionale, ecco nonostante questo ci ho parlato ancora e gliel’ho chiesto, Salvami da quegli stronzi, salvami dalla schiavitù della ristorazione di lusso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Al Ristorante Cipriani di London City, Vip, Milionari ed altri tipi di Mummie ordinano piatti che non riempirebbe lo stomaco a un Chiwawa anoressico e dopo averlo guardato schifati tra una chiacchiera e l’altra lo rimandano indietro mezzo pieno - Il gusto sai, dicono, sta nell’ordinarli quelli, la banca mi ha chiesto di spendere un po’ di soldi che non sanno più dove tenermeli, mangiare? Che volgarità -. E di sotto in cucina non gli sembra vero a quell’ammasso di schiavi, non ci riescono a credere che torni alla base tanto ben di Dio. E c’è sempre qualcuno che dice Oh, cazzo butti? E si mette in bocca mezza bistecca masticata da Briatore, mezzo tramezzino al caviale sbavato della Campbell, il dolce ai frutti dei boschi scandinavi dei miliardari del Jet Merd. Dentro la spazzatura al massimo i piatti ci buttano, quelli al massimo e la parte superiore della dentiera di Ivana Trump se l’ha persa, quello al massimo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Al Cipriani Restaurant di Londra, dove se vuoi un giorno libero devi lavorarne almeno tre per tredici ore di fila, dove quando vedi una signora ingioiellata che mangia metà di ciò che ha ordinato saliresti in sala a dirle Stronza ma lo sai quanto l’hai pagato quella cagata di piattino? E gli schiavi che sudano in cucina e su e giù fino al piano di sopra con quindici chili di vassoi che se ti cade qualcosa devi vendere tutti i reni dei tuoi per ripagare il danno e se non basta quelli di tua sorella e tua zia e tua nonna e parenti cugini e amici se li hai. Se non li hai pazienza, faranno di te quel che han fatto all’anatra. T’imburrano e ti infilano una carota su per il culo, poi ti mettono sul vassoio a pancia in su così puoi vedere il burattino che ha pagato per farti ridurre così.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E al mio ingresso trionfale in cucina con il vestito da pinguino,<span> </span>Artur non mi ha degnato di uno sguardo, ha solo detto Italiano di Merda, ma non a me, ad un altro l’ha detto poi senza guardarmi mi ha dato 300 limoni e mi ha detto spremili, in italiano, con quell’accento brasiliano che io trovo irresistibile, irresistibile in altri contesti, in contesti con altre facce, in contesti di gente meno incazzosa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E io li ho spremuti i limoni e mentre spremevo pensavo alla mia tesi e alle citazioni di Montanelli e pensavo che se avessi bevuto tutto quel succo di limone non avrei cagato per almeno tre mesi, altro che Imodium, altro che muraglia cinese, altro che prigione il mio culo sarebbe diventato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E al Cipriani London Resturant Quando Zuma è entrato in cucina e mi ha sorriso e mi ha chiesto come mi chiamavo Artur l’ha guardato come dire che potevo chiamarmi come volevo, perfino arrivare da Nazaret che a lui quello che gli interessava era che appena spremute le piantagioni di limone iniziassi a lucidare i vassoi. Con quell’accento affascinante brasiliano sempre però. Anche i piedi di una donna fanno schifo se pestano la merda, ho pensato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Al Cipriani London Restaurant, ecco lì io ci sono durato molto poco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E uscendo mi sono detto Luca, adesso basta che devi deciderti. Cosa vuoi fare? E pioveva e il vento mi gelava la testa e congelava i pensieri confusi e l’acqua confondeva dentro agli occhi solo un velo di tristezza. E la tristezza e come l’estate quando vai a scuola, passa molto in fretta. E ho camminato fino a Camden e cercato la sua tetta e dormito sulla sua spalla e mi sono svegliato e con un fanculo ho ripreso coscienza di quello che gli altri chiamano illusione. Buongiorno amore mio, che comunque l’amore l’ho sentito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E camminando ho pensato al gioco dei quattro cantoni e a quel giorno in cui <span> </span>io stavo sempre in mezzo e quelli che correvano da un cantone ad un altro non mi facevano vincere mai. Allora ho detto che non giocavo più e li ho sfanculati e sono andato via. Lo vedi che scappi sempre da tutto? Mi direbbe qualcuno. Mica scappo e che non voglio condividere l’aria con l’alito degli stronzi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Allora ho capito che è inutile girarci intorno, una cosa voglio fare, quella finisce che faccio, quella devo fare, quella devo inseguire, quella devo sognare. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E non è che è un post infinito, e che volevo vedere se qualcuno riusciva ad arrivare fino a sotto a leggere. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E mentre scrivo l’ultima riga ho la muffa sul muro che mi vuole aggredire. E’ colpa del vicino mi dicono, è umidità mi dicono, e un giorno non ci sarà più mi dicono. E manco io, penso, un giorno. In altri posti, in altri luoghi e chi lo sa, bello, bello no? Vorrei un camper.</span></span></p>
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		<title>Incroci</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 11:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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Le porte dell’N26 si chiusero alle sue spalle silenziosamente. Percorrendo Groove Green Road pensò che i cieli, certe mattine, sono uguali in tutto il mondo. Quando giunse al 127 guardò ancora una volta il colore celeste chiaro, macchiato di bianco e di un rosa che gli ricordava qualcosa ma non sapeva esattamente cosa, invece di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1433" href="http://lucaschirru.com/index.php/2010/06/1434/tn_a/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1433" title="tn_a" src="http://lucaschirru.com/wp-content/uploads/2010/06/tn_a-300x200.jpg" alt="tn_a" width="300" height="200" /></a></p>
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<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Le porte dell’N26 si chiusero alle sue spalle silenziosamente. Percorrendo Groove Green Road <a name="OLE_LINK2"></a><a name="OLE_LINK1"><span>pensò che i cieli, certe mattine, sono uguali in tutto il mondo. </span></a>Quando giunse al 127 guardò ancora una volta il colore celeste chiaro, macchiato di bianco e di un rosa che gli ricordava qualcosa ma non sapeva esattamente cosa, invece di entrare a casa decise di proseguire, di seguire il cielo che tanto ormai la mattina era andata persa.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La sera prima lei si sistemò la coda davanti allo specchio, in penombra. Con la sola luce dell’abat jours si era sempre vista più bella. Si guardò di lato in un’espressione seria e sexy. Si porto le mani fino agli slip e in un solo gesto fece altri due giri intorno all’elastico. Così sono irresistibile, pensò osservandosi con cura. Trattenne il respiro per sentirsi ancora più magra, guardò orgogliosa i suoi seni riflessi sullo specchio, il ventre piatto, le gambe lunghe e le cosce leggermente muscolose e pensò di non essere poi così male.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Presto la luce nascose quei colori e lui voltando le spalle al cielo decise di tornare a casa. Aprì la porta facendo attenzione a non svegliare nessuno ma i cani abbaiarono non appena mise un solo piede dentro l’uscio. Si infilò rapidamente in camera e guardandosi allo specchio si rese conto di quanto tardi aveva fatto. Sul viso i segni di un’altra lunga notte. Non si sentì in colpa. Si deve sentire in colpa chi non vive, pensò, e con questo pensiero si tolse la camicia e i pantaloni prima di infilarsi a letto. Li poggiò sulla sedia, come sempre, non avendo cura che potessero cadere o meno.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Alla fine decise per un vestitino nero sfacciatamente aderente al seno lasciato nudo. Sorrise agli svolazzi della gonnellina ad ogni suo passo. Per una volta si sentì donna. Donna come mai prima. Per troppo tempo si era sentita inadatta, troppo poco femminile per poter piacere ad un uomo. Per troppo tempo aveva dovuto sentire i lamenti del padre che voleva vederla realizzata, Per esser bella c’è tempo, le diceva ogni sera a cena, per piacere agli uomini hai sempre tempo, e con le buone o le cattive le toccava restare a casa a studiare. Ora che aveva l’età per fare ciò che più desiderava aveva voglia di recuperare, di non perdere altro tempo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Posò la testa stanca sul cuscino, distese le gambe e si porto le mani al petto. Ripercorse con la memoria la serata, si trattenne su quei baci dolci e sensuali, gli parve di sentirne ancora il sapore, la mano stringergli la sua più forte quando la musica si faceva più intensa e ventre contro ventre potevano sentire il piacere salire fino a toccare la cima. Come uno scalatore che conquista la sua vetta. Tentò di ritrovare certi sguardi non riuscendoci, allora decise di abbandonarsi al sonno. Chiudendo gli occhi rivide i colori del cielo fuori, la striscia rosa dipinta dal sole gli passò davanti agli occhi come una favola ad un bimbo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Il locale era pieno zeppo di persone. Guardandosi intorno pensò che per quanto si fosse impegnata avrebbe trovato sempre qualcuna più audace di lei. Abbassò di qualche centimetro la scollatura mentre strinse nervosamente il pugno con l’altra mano. Tutte troppo audaci per lei, nessuno l’avrebbe mai notata. Quando le sue labbra si unirono a quelle calde di lui provò a capire come il tutto fosse successo senza riuscirci. Si abbandonò a quei piccoli morsi e a quelle ventate di calore improvviso. Rientrando a casa pensò che i cieli, certe mattine, sono uguali in tutto il mondo. Si chiese cosa stesse pensando lui nello stesso momento.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Si spogliò facendo attenzione ad ogni singolo gesto davanti allo specchio. Lo fece lentamente, immaginando fosse lui a spogliarla. Abbassò il corpetto e prima di toglierselo completamente lo fece ondeggiare qualche istante sopra il seno, poi piano lo tolse avendo la piacevole sensazione di essere guardata non solo dai suoi occhi. Decise di fare un altro giro agli slip, si voltò per guardarsi le natiche in gran parte scoperte. Si infilò dentro il letto eccitata, il respiro pesante, con la paura che il sonno le avrebbe portato via tutte quelle sensazioni. Si addormentò molto tardi, sprofondando nei suoi piacevoli pensieri.</p>
<p class="MsoNormal">Dormirono beati.</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Ordine</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<description><![CDATA[Penso che ci sono cerchi caotici dentro il quale non mi ritrovo più. Ed è sera tarda e sento dolore misto a nostalgia e cammino sgraziato verso le ombre che mi precedono con passi irregolari, cerco di evitare ogni macchia scura appiccicata lungo l’asfalto. Mi concentro fino alla soglia di casa per non sbagliare, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/IPZzWYkdS6Y&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IPZzWYkdS6Y&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Penso che ci sono cerchi caotici dentro il quale non mi ritrovo più. Ed è sera tarda e sento dolore misto a nostalgia e cammino sgraziato verso le ombre che mi precedono con passi irregolari, cerco di evitare ogni macchia scura appiccicata lungo l’asfalto. Mi concentro fino alla soglia di casa per non sbagliare, per non calpestarne neanche una. E non sono triste,  solo sarà la musica e il vento che mi portano lontano, che portano i pensieri lontano chilometri oltre il mare.</p>
<p>Uno mi chiede se mi sono fatto male, Si sono caduto, rispondo sorrido e vado dritto stando attento al susseguirsi dei passi. Uno e poi l’altro e poi uno e poi l’altro. Quando uno non seguirà più l’altro farò meno fatica a contare, penso tra me e me.</p>
<p>A volte, chiuso nei miei silenzi, riesco a starmi antipatico pure da solo. E’ interessante, dicono le persone di uno che pensa in silenzio, e io credo sempre che se parlasse lo sarebbe certamente meno. E’ facile essere interessanti stando zitti.</p>
<p>Ci sono giorni in cui non filtro le parole. Sono convinto che il futuro sia necessario costruirlo immediatamente. Porre delle basi adesso per stare bene tra un minuto, un minuto e mezzo al massimo. Oltre, tutto è più difficile. Costruire, costruire, costruire, finisco sempre per incastrarmi in ragionamenti che non trovano luce, che non vedono luce a quest’ora della notte.</p>
<p>La vite passano veloci come le storie di un amore creduto eterno. Pensavo che sono secoli che l’uomo continua a farsi le stesse domande. Non posso fare a meno di pensare che nessuno di quelli che cento anni prima abitava questa terra confusionaria adesso è qua, scadiamo e veniamo sostituiti come il cibo e invece di gustarci il tempo a disposizione lo passiamo così, passiamo il tempo a sprecare il tempo. E non posso sopportare di vederti così ancora, dopo tutti questi anni, a penare di ogni ostacolo che la vita ci propone. Quando imparerai tu? Quando imparerai a sorridere in faccia a questi stupidi problemi?</p>
<p>Quando passo la soglia della mia stanza penso che non imparerò mai ad essere ordinato. Avevo sistemato ogni cosa meticolosamente proprio questa mattina, ho passato tutta la giornata fuori ed ora guarda, di nuovo così. Non posso che pensare che tutto ad un certo punto ricomincia ad esser caos. Questo pensiero mi rilassa, ma la mattina quando mi sveglio ed è tutto in ordine mi sento meno confuso anche io. Ma non accade quasi mai. Quando imparerai? Mi dice mia madre. Quando imparerai tu? Le dico io, a volte.</p>
<p>Il sole di mattina arriva dritto dritto sui miei occhi. Sveglia, mi dice, Sveglia, e io che gli chiedo un attimo, un attimo ancora. Sveglia, mi dice, finché non cedo, finché non mi regalo una nuova giornata. Sono felice, non so il perché, ma credo avrebbe certamente meno senso non esserlo.<br />
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		<title>Mille persone (Il più felice dei matrimoni Spante..)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 19:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<description><![CDATA[E sarà stato il naso piccolo e all’insù oppure la canottiera bianca a coprirne il fisico asciutto e minuto. E saranno stati gli occhi vispi e le gambe nascoste dai jeans scuri o la coda legata per bene a scivolare lungo la schiena. E comunque certe cose le senti, certi momenti non devi perdere tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lucaschirru.com/index.php/2010/05/mille-persone/tn_img_00121/" rel="attachment wp-att-1422"><img src="http://lucaschirru.com/wp-content/uploads/2010/05/tn_img_00121.jpg" alt="tn_img_00121" title="tn_img_00121" width="1000" height="667" class="aligncenter size-full wp-image-1422" /></a></p>
<p>E sarà stato il naso piccolo e all’insù oppure la canottiera bianca a coprirne il fisico asciutto e minuto. E saranno stati gli occhi vispi e le gambe nascoste dai jeans scuri o la coda legata per bene a scivolare lungo la schiena. E comunque certe cose le senti, certi momenti non devi perdere tempo a cercare di spiegarli. Si sentono e basta.</p>
<p>E quando Spantega mi ha detto che doveva sposarsi io ho pensato che tra poco rimanevo solo io, e ho pensato a quel signore che mi aveva letto le carte e ho pensato che mi aveva detto che mi sarei sposato solo dopo aver incontrato mille più mille persone. E deve essere stato allora che ho iniziato a vagare sai? Sarà stato allora che ho sentito quel formicolio ai piedi e ho iniziato a girare e conoscere persone nuove.</p>
<p>E sarà stata la musica a riempirmi la testa mentre la guardavo e la sua piccola mano posata sul libro aperto. E a dirla tutta ho pure pensato fingesse di leggere, mi sembrava guardasse sempre la stessa riga. E sarà stato il fascino di un incontro casuale, però l’avrei voluta fermare e portare con me, a berci qualcosa che so, una chiacchierata in giardino che so, poi avremmo deciso, poi avremmo deciso insieme.</p>
<p>E quando Spantega mi ha detto che doveva sposarsi io ho pensato, pure lui? Mica è il primo ad avermelo detto dei miei amici. E io sempre con questa idea adolescenziale e incomprensibile di non volermi sposare così solo perché uno si deve sposare e io ancora con questo sogno lontano di farlo a modo mio, di fare la mia vita come l’ho pensata, di avere Lei accanto con o senza documenti, con o senza preti, con o senza comuni. </p>
<p>E poi quando il treno si è fermato e i miei occhi l’hanno persa tra centinaia di persone ho pensato di scendere e di toccarle la spalla e poi quando si fosse voltata di dirle che volevo solo sapere il suo nome e sapere dove stava andando per poter aggiungere una persona alla lista da consegnare al signore delle carte. Mille più mille persone. E mica persona a caso, persone importanti mi aveva detto, persone con un peso, persone con un bagaglio di emozioni da distribuire al mondo. Cosa mi sembra mi avesse detto il vecchio quella notte d’estate sul lungo mare della Torre.</p>
<p>E quando Spantega mi ha detto che doveva sposarsi io ho pensato che la vita a volte segue percorsi semplici e speciali e io da lontano gli ho augurato di essere felice, anzi, di essere felici. Solo questo. Ognuno a modo suo.</p>
<p>Anche io a modo mio. Cresci mi dicono, Non crescere mai, mi dicono poi. </p>
<p>E solo una cosa prima di mettere il punto, solo un abbraccio forte a chi si fida ciecamente, ogni giorno, senza fare troppe domande, con la fronte sudata di sudore, solo un abbraccio forte come non ti ho dato mai.</p>
<p>E solo una cosa prima di rimettere il punto, <img src='http://lucaschirru.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> Bella li Spanteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee</p>
<p>E solo una cosa prima di mettere l&#8217;ultimo: i bagni di Euston restano sempre i migliori di London,</p>
<p>Solo una virgola prima di smetterla con ste cagate,<br />
<h3>Atri articoli di Gandhi</h3>
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<p>A volte il vento se le porta via certe anime e solo Dio potrà spiegarne il motivo un giorno, il senso del suo disegno, un giorno Dio magari&#8230;</p>
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<p><br />
A me, e cosa ci posso fare, a me stare di lato con lei di spalle, e abbracciarla e la mano poggiata sulla tetta, e sentire il suo&#8230;</p>
</p></div>
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<p>Non andava mai in bagno quando c’era lei, aveva paura entrasse subito dopo e pensasse fosse marcio dentro, faceva certe cagate quando viveva&#8230;</p>
</p></div>
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		<title>&#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 00:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<description><![CDATA[
A quasi 29 anni, Quando siamo andati a Camden, mi pare fosse l’una o le due del pomeriggio, Tciù Piem , come dicono qui, ecco lì ci siamo scambiati un piccolo regalo, delicato, simbolico, importante, come una dedica su un libro, come una dedica sulla prima e sull’ultima pagina di un libro.  E io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8PEwxMuFzj4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8PEwxMuFzj4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<div style="text-align: center;"><object width="500" height="400" data="http://widget-5b.slide.com/widgets/slideticker.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="name" value="flashticker" /><param name="align" value="middle" /><param name="flashvars" value="cy=bb&amp;il=1&amp;channel=3026418949638362459&amp;site=widget-5b.slide.com" /><param name="src" value="http://widget-5b.slide.com/widgets/slideticker.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="quality" value="high" /></object></div>
<p>A quasi 29 anni, Quando siamo andati a Camden, mi pare fosse l’una o le due del pomeriggio, Tciù Piem , come dicono qui, ecco lì ci siamo scambiati un piccolo regalo, delicato, simbolico, importante, come una dedica su un libro, come una dedica sulla prima e sull’ultima pagina di un libro.  E io già avevo la sua sciarpa con il suo profumo, a me, forse, sarebbe bastata anche solo quella, ma è stato bello, bello davvero.</p>
<p>E ora che li ho passati non ho dimenticato la bontà dei suoi sguardi e delle sue parole, non parlavamo di noi quel giorno ma di chi ci passava accanto, e non ho dimenticato come i suoi occhi guardavano la luce. </p>
<p>Zeo è sempre lo stesso.</p>
<p>E quando dico Vado via mi dicono, Da cosa scappi? Ma io non scappo, io vado incontro.</p>
<p>E’ un periodo questo, è un bel periodo questo in cui ho avuto il tempo di pensare e non di trarre conclusioni ma solo di pensare, che di conclusioni io ci capisco sempre poco, anche qui, anche da grande. Le conclusioni lascia che le tragga qualche altro. Resta così, mi dicono, Cresci, mi dicono. Poi mi chiedono perché sono confuso. </p>
<p>Lei è li, seduta, guarda il mondo, critica il sistema e non giudica le persone, vede differenze e non difetti, e seduta che mi sta aspettando.</p>
<p>E le sue lettere la mattina, appena sveglio, a ricordami quanto è bella la vita.</p>
<p>E questa folle corsa al lusso, gli ho detto, mi sembra non produca niente di buono. Non la voglio fare. E a volte quando ci guardiamo, sudati, la mia bocca a pochi millimetri dalla sua, facciamo uno sforzo tremendo per sbarrare le parole dentro allo stomaco. Controcorrente, scriviamo un racconto controcorrente, dove le cose si sentono e non si dicono, dove i silenzi raccolgono gli sguardi e le mani sussurrano aneddoti di una giornata passata insieme. Poi un giorno Bum, scoppiamo. Che lusso l’amore.</p>
<p>E quando mi dicono certe cose, su come funziona il mondo, su come ci si deve comportare, su quando bisogna ridere o piangere io penso sempre che uno non può scappare da se stesso, allora resto a farmi compagnia, mi siedo e passiamo il tempo, che a volte è pure meglio della compagnia di qualche altro. </p>
<p>E crescere cosa significa?</p>
<p>Che ti capiscano o meno, che lo approvino o meno, che ti incoraggino o meno, se vedi la luce su quella strada, tu ringrazia per i consigli con un sorriso, poi continua a seguirla, continua a seguirla sempre..</p>
<p>E se qualcuno non avrà voglia di cambiarmi, se qualcuno non penserà di dovermi cambiare allora..</p>
<p>Non bisogna avere le ali per volare..</p>
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<p><br />
<br />
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		<title>Axis of Awesome</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 09:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<title>Pure lei</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 08:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gandhi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Gandhi News]]></category>

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		<description><![CDATA[




La mattina quando ci alziamo neanche ci guardiamo più in faccia. O forse sono io. Sento una sensazione sai, come se fossi sazio, come quando mangi tanto e qualsiasi profumo di cibo, dopo, ti fa venire voglia di vomitare. Allora spero che vada via. Non ho neanche voglia di sapere cosa pensa, lo so cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/sEypk-Hxsfo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sEypk-Hxsfo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La mattina quando ci alziamo neanche ci guardiamo più in faccia. O forse sono io. Sento una sensazione sai, come se fossi sazio, come quando mangi tanto e qualsiasi profumo di cibo, dopo, ti fa venire voglia di vomitare. Allora spero che vada via. Non ho neanche voglia di sapere cosa pensa, lo so cosa pensa, vuole che facciamo l’amore e poi stiamo in silenzio a guardarci e magari qualche parola dopo, ma che sia dolce, e non importa che sia vera o falsa, l’importante è che sia dolce. E io voglio sbattere le ciglia e vederla scomparire in un secondo. Voglio sbattere le ciglia e voglio essere da un’altra parte. <a name="OLE_LINK2"></a><a name="OLE_LINK1"><span>In cima alla collina dove voglio abitare, barba lunga e capelli bianchi. Proiettato nel futuro, sereno e felice di ciò che ho. Proiettato nel futuro che del presente di questa mattina proprio, proprio non ne ho voglia.</span></a></p>
<p class="MsoNormal">Senti facciamo così, le vorrei dire, ci alziamo e tenendoci per mano ti accompagno alla porta e poi tu esci fuori e io resto dentro, potremmo fare anche il contrario è vero, ma sai questa è casa mia, non per essere precisi, ma questa è casa mia. Invece la guardo e la bacio sulla fronte, le sposto il ciuffo di capelli e cinque minuti dopo siamo seduti uno di fronte all’altro a fare colazione. Lei sogna una casa in centro, io non voglio vivere nel traffico, amo sceglierlo. Siamo proprio diversi, penso. E quando esce dalla porta di casa tiro un sospiro di sollievo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Ho chiamato mamma e le ho parlato dei miei progetti. Che poi ci credete che sono in grado di vivere in un paese così piccolo, con delle dinamiche così strane per quanto mi riguarda, ci credete che dopo non ho voglia di tornare a prendere lo zaino e andare a cercare chissà cosa, e chissà dove poi? Allora ho pensato che in fondo, questo bisogno di sapere dove sarò domani, questa necessità di stabilirsi non è reale. Ho solo voglia di avere un posto dove tornare, ogni tanto, certe notti, quando il freddo mi farà sentire nudo e solo. Quanto è brutto non sapere niente. Quanto sono fortunato a poter non sapere niente.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Le persone che ho incontrato, tutte mi hanno raccontato una storia diversa, a tratti simile, ma sempre comunque diversa. Una storia per ognuno. E ho pensato che certe sensazioni, se le fossero raccontate, si sarebbero sentiti meno soli, magari ci avrebbero pianto o riso sopra. Tutto è diverso ma tutto si ripete in continuazione. Ma quando le senti dentro le cose, quando lo stomaco si stringe di gioia o di dolore, non c’è niente che tu possa fare, se non ascoltarlo e accettare che stai vivendo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Io mi faccio delle promesse e le mantengo, ma solo quelle che ritengo importanti. Per scrivere la mia storia, per dare un senso a questo cammino. Ho promesso che ci sarò sempre per alcuni. E poi una volta mi sono chiesto se fosse giusto esserci anche per le persone che volutamente ti hanno fatto male. Questo mistero del perdono. Ecco io ci credo al perdono, ma non credo di dover far parte della vita di chi non lo merita. Le energie sono limitate, voglio spremerle tutte, ma per chi ha aperto un mondo sui miei occhi, non per gli altri. Non c’è tempo per gli egoisti. L’egoismo ti chiude nella gabbia della solitudine.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">A volte mi prenderei a schiaffi. Certe volte sono testardo. C’è una mia amica di una terra lontana che si affaccia sul mare, che ha gli occhi scuri e profondi che sanno di vita e di malinconia. Capita che mi scrive, mi parla della vita, delle sue paure e del sole. E’ di persone come lei che vorrei avere piena la mia vita.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">In cima alla collina dove voglio abitare, barba lunga e capelli bianchi. Proiettato nel futuro, sereno e felice di ciò che ho. Ecco io li voglio portarci pure lei.</p>
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