Solo un giro di giostra
Lunghi silenzi per tutto il viaggio. La nostra vita è cambiata, la nostra vita sta cambiando senza un vero motivo. Avevamo un lavoro, una casa. Quattro zingari alla ricerca dell’avventura. Lo abbiamo fatto perché vogliamo morire martoriati dalle emozioni. Non ci servono i soldi. Non ci fanno gola i soldi.
-Senti ma com’era..come scopano le americane? – mi chiede Giovanni
-Amabile – rispondo – Dolce – rispondo
-Certo che la rapina era nostra, non capisco perché la scopata te la sei fatta da solo allora. Non trovi sia da egoista ? –
Non rispondo, quando deve mettersi le cuffie non le mette, mai.
Arriviamo a Cagliari, nella casa di questo nostro amico di Is Mirrionis, Mauro che vive simulando incidenti e truffando le assicurazioni ed è sempre sballato perso e una volta era talmente fatto che ha percorso una rotonda al contrario ha avuto un incidente e non so come, nessuno ha mai capito come, è riuscito a convincere anche la polizia che aveva ragione lui.
Suoniamo e ci apre Zeo – Ah ecco dov’eri? – dico – Com’erano le banane? – dico e mi tira un pugno sulla spalla – Erano pesche e albicocche – mi dice e me ne tira un altro.
Giovanni entra e si mette a giocare con il cane.
- Abbiamo fatto una stronzata – dico – Mango è rimasto ad Arborea – apro il sacco e mostro i soldi – Stavamo spazzolando la villa di quell’imprenditore, quello con la moglie americana e non so per quale motivo, non ho ancora capito il motivo, ma lei è rientrata prima e ho dovuto puntarle il coltello alla gola e le ho fatto svuotare la cassaforte e neanche sappiamo quanti sono. Neanche li abbiamo contati questi cazzo di soldi ancora –
- Fai vedere – mi dice e li conta
Mauro fuma e ascolta in silenzio, poi accende lo stereo – E’ reggheaus – dice, e la spara al massimo – quest’anno va un sacco la reggheaus – dice e si mette a ballare.
- Settantamila euro sono. Ti rendi conto quanti sono? – Matteo mi guarda tra lo stupito e il contento
- Dobbiamo nasconderli –
- Li possiamo lasciare qui per adesso –
- Come vi pare – dice Mauro si alza e prepara il caffè e dopo qualche minuto la stanza e impregnata di quel profumo che adoro.
C’è una finestra che da su una piccola piazzola e da cui entrano le urla di un ragazzo che vende frutta – Anguriaaaa, meloni dolcissimiiii – vende
- Si, ma dobbiamo capire cosa farne, non siamo dei ladri, non abbiamo iniziato questa avventura per diventare ricchi –
- Senti Robin Hood che ne dici se ce ne andiamo in Thailandia ci apriamo un bar e stiamo lì per il resto dei nostri giorni? –
Non risponde nessuno a Giovanni. Non risponde mai nessuno a Giovanni quando dice queste stronzate
- Tu lo sai che siamo degli stronzi senza voglia di fare un cazzo e che prima o poi ci beccheranno? Lo sai questo? – dice Mango quando arriva
- Lo so – dico e lo guardo serio
- E non è bellissimo? – ed esplode in una risata
- La stavo buttando via. Non mi sembrava avesse più senso la mia vita quando mi ha lasciato. Quando sono rimasto con Ines e ho pensato di non riuscire a farcela da solo e ho pensato non fosse giusto crescesse senza una mamma la mia piccola creatura. Ho avuto paura di non farcela, perché cosa credi, anche noi, anche noi che sembriamo forti e duri abbiamo momenti così. Anche io che sono cresciuto libero, che non ho mai avuto bisogno di certezze, che non ho mai voluto avere notizie sul mio futuro se non di due tre ore più avanti. Ringrazio i miei genitori per non essersi impossessati della mia vita. Anche io a volte mi sono abbattuto. Ma buttarsi a letto a piangere non serve, non serve mai a nessuno. Bisogna sbatterci la testa nella vita, bisogna uscire fuori e sporcarsi le mani, farsi sputare addosso. Bisogna morire di emozioni e sensazioni forti. L’ho sempre pensato e ora sono felice di nuovo, ed è pensando queste cose che mi sono rialzato. E ora vivo per lei, per Ines vivo e per voi e per noi, e per la vita che non so cosa mi farà trovare domani –
Lo abbraccio ed è un abbraccio sincero, sentito, cercato.
- Io penso che questa nostra voglia di avventura, questa ricerca continua dell’emozione, della vita, sia un grande dono. Questo nostro continuo soffrire o gioire, quest’assenza di apatia nelle nostre giornate, questo incazzarsi e patire, sentire ogni cosa come uno strappo di pelle sia un dono della nostra terra, del paese che tante volte abbiamo maledetto perché non ci ha concesso le luci e lo scintillio che ci incantava nelle grandi città. Ci sembrava che non ci fosse niente, che le cose importanti, i divertimenti, la vita, la felicità fosse nelle grandi città della moda, delle discoteche, dei locali moderni, dei negozi carissimi. E non ci siamo mai resi conto che invece siamo sempre stati più felici quando ci rincontravamo in quel cazzo di buco dove siamo nati. Che solo qui ci sentiamo un tutt’uno con l’universo, con il mare, con la terra, con noi stessi. Io non mi chiedo mai cosa farò domani quando sono qui, so che ci siete voi, so che ci inventeremo qualcosa e che sia giorno o notte quando andrò a dormire sarò sfinito, sarò distrutto, mi sentirò riempito dalla giornata appena trascorsa -.
Arriva Giovanni con la faccia di qualcuno che ti deve chiedere qualcosa, cammina con passo deciso, poi si ferma davanti a me tira fuori il petto poi curva le spalle, si tocca la testa con una mano – Io non capisco una cosa – dice – ogni volta che conosco una tipa faccio il simpatico, cerco di farla ridere, estraggo dal cilindro tutte le mie battute migliori, ne invento altre anche – fa una pausa, respira – poi mi capita di trovare questa tipe senza senso dell’umorismo, che mi guardano e non ridono, allora io provo a fare di meglio e loro mi guardano serie senza capire le mie battute mi guardano fisso negli occhi e io entro in panico. Non so più cosa dire, mi viene fuori questo ghigno stupido e mi sembra di essere ad un esame quando non sai niente e non riesci neanche a nasconderlo. Voglio dire, per portarmele a letto devo farle ridere e già questo è difficile, se poi il destino mi disegna incontri con gente che non ha il senso dell’umorismo allora vaffanculo, scusate, vaffanculo – e si allontana




c’è forse che sto libro lo sto aspettando da un botto di tempo….oh paccu
Bella zio!