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Colla (Filippo Consales)

colla

“Salve, vorrei una colla”
“Che tipo di colla?”
“Una colla … che incolli”
“Le colle incollano”
“Sì ma questa deve incollare bene”
“Ma … incollare cosa?”
“Non si preoccupi, mi dia una colla che incolli, poi qualcosa da incollare lo trovo”.
Titubante, lo fissò un secondo prima di perdersi in uno dei tanti corridoi anonimi della sua ferramenta.
L’uomo ne approfittò per curiosare un po’ tra i prodotti esposti. Tempere, prodotti per il legno, per le piastrelle, tubi, chiavi inglesi, cacciaviti. L’orario di chiusura era ormai prossimo e lui era l’unico cliente.
“Ecco la colla che fa per lei” esclamò la commessa cercando di richiamare la sua attenzione, dopo essersi materializzata nuovamente dietro al bancone.
“Ah, grazie … sicuro che incolli?”
“Certo, è colla. È scontato” replicò lei.
“Ah, è scontato? Pago di meno allora”. Le sorrise.
Lei contraccambiò.
Il tizio prese la confezione in mano. La fissò per qualche istante. Ne controllò ogni centimetro.
“Sarà vero?” le chiese indicandole la scritta rossa Vinail - unisce per sempre che campeggiava sulla confezione.
“Sì … credo di sì”
“Scusi, lei non conosce i prodotti che vende? Qui c’è scritto unisce per sempre” domandò avvicinandole la confezione agli occhi.
“Sì, ma non lo so effettivamente se sia così”. La voce si fece insicura.
“Allora mi vuole vendere un prodotto scadente? – urlò - Che ci faccio io con una colla che non incolla?”. La sua vena giugulare si era gonfiata a dismisura.
“Ma io non lo so – iniziò a singhiozzare – credo che incolli. È la migliore sul mercato. Finora nessuno si è lamentato”.
“Forse non hanno avuto il tempo di tornare o forse si sono vergognati di essersi fatti fregare da lei” ribatté lui rosso in volto. La giugulare gli stava scoppiando.
“Ma …”
“C’è scritto unisce per sempre, o no?” rilanciò senza darle modo di rispondere.
“Sì” frignò.
“Allora deve essere così”. Successivamente tornò a fissare l’involucro stretto nella mano, scorrendolo con il dito. Sfilò il tubetto e l’aprì. Ne versò un bel po’ sul bancone, l’annusò e si calmò.
Rialzando lo sguardo le disse: “Scusi, sa … mi scusi proprio … è che do un grande peso alle parole. E qui c’è scritto per sempre. In tv, nelle pubblicità, dicono per sempre, tra fidanzati ci si giura di amarsi per sempre … e poi … ciao. Finisce tutto. Sarebbe meglio dire … ti amo per tre anni … mi piaci per quindici giorni … Bisogna dare il giusto peso alle parole. Il giusto peso …Va beh, se l’ho spaventata, mi dispiace. Le ho sporcato pure il bancone”. Le sorrise, tirò fuori dalla tasca una confezione di fazzoletti e gliel’offrì.
Lei lo fissava.
“Ne prenda uno … lo prenda” la rassicurò, avvicinandole il pacchetto.
Indugiò un po’. Poi allungò la mano e ne sfilò uno.
“Sì, un po’ di paura me l’ha fatta” rispose asciugandosi il volto, provando a tirar fuori un sorriso, come il sole timido che tenta di farsi spazio tra le nubi scure del temporale.
“Mi dispiace. Scusi. Non la disturbo più. Ormai è quasi orario di chiusura e io sono il classico cliente scocciatore. Non è vero?”
Lei sorrise. Senza rispondere.
“Me lo dica … me lo dica”
“Beh … diciamo che è un cliente … particolare”
“Sì … sono strano, lo so”
“Comunque, se vuole, può provarla. Se non funziona le rendo i soldi” disse con un bel sorriso stampato in volto. Le nubi temporalesche si erano allontanate definitivamente.
“Va bene … la prendo. Mi fido …” disse lui con un risolino complice francobollato in faccia. “Quant’è?”
“Sono 7 euro” rispose, battendo l’importo sul registratore di cassa.
L’uomo sfilò il portafogli dalla tasca, estrasse una banconota da dieci, e gliel’allungò.
La donna prese in mano i soldi. Ad un tratto però si sentì afferrare una mano. Poi entrambe.
Il tizio la tirò a sé, dall’altra parte del bancone. Le prese i palmi e glieli pigiò con forza sulla striscia di colla che aveva impiastrato prima sul piano.
La donna tra lacrime e urla provò a fargli resistenza, ma lui non la mollò un secondo. Le schiacciava le mani al bancone mettendoci un’energia tale da spezzarle quasi i polsi. Poi quando la colla fece presa, la lasciò.
“Ha detto lei che potevo provarla” le disse asciugandosi il rivolo di sudore che gli colava sulla tempia.
“Torno tra qualche anno per controllare se è vero quello che c’è scritto sulla scatola, nel frattempo tenga pure il resto”. Le sorrise ed uscì.

Filippo Consales

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    backstage inchiesta follia..


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