La tua ragazza ti ha lasciato? Prendi un Aulin!
Mi racconto delle favole fantastiche mentre con Jimmy attraversiamo la Salaria a notte inoltrata. Non ci fermiamo dalle puttane. Non ci fermiamo più dalle puttane da quando abbiamo scoperto che non accettano i buoni pasto di Sky. Poi Jimmy dice che se poi la polizia le prende il numero di targa sono cazzi suoi. Mi racconto delle favole a lieto fine e Jimmy mi ascolta in silenzio fino a casa. Si lamenta solo quando schiaccio il pedale dei freni. Ma quello da sempre, le faccio il solletico quando schiaccio il pedale del freno.
No che non sono pazzo, sono stato lasciato. Noi uomini tendiamo sempre al tragicomico quando pensiamo di aver perso la donna della nostra vita. Almeno fino a quando non ci convinciamo che in realtà dobbiamo ancora incontrarla. Mi concentro nel tentativo di capire come si dimentica l’amore per una donna che è stata acqua sotto il sole, per poi diventare improvvisamente sete. Dona e porta via l’amore. Sempre. Scuoto la testa, guardo San Pietro dalla finestra, scuoto la testa ancora, profumo di carne alla brace nell’aria.
Esiste questo vizio paranoico tra gli esseri umani che si lasciano di minacciare il suicidio “Guarda che mi ammazzo sai?” “Non ci credi?” “Mi ammazzo ammazzo eh mica balle sai?” “Mica per dire eh? Ammazzo proprio tipo che resto senza fiato” “Divento bianco e non parlo più poi eh?” “Me lo paghi tu il funerale poi sai?” “Lasci o raddoppi?”
Niente. Quelli proprio di morire non ne hanno nessuna intenzione. Niente.
Scrivo “morir dal ridere” su youtube, clicco ricerca e guardo come un ebete filmati che fino a qualche tempo prima mi avrebbero fatto sbellicare dalla risate. Nulla, neanche una smorfia che possa assomigliare ad un sorriso. Bah. Scrivo “Divertente”, clicco ricerca e mi viene da piangere che il filmato con i bambini che si sfracellano sull’asfalto e i genitori che battono le mani contenti ha come colonna sonora giusto quella che non dovrebbe avere. “E ma questa e sfiga” dico, corro allo specchio, metto le dita in bocca e provo a cambiare quest’espressione triste e patetica che l’amore finito ha dipinto sul mio volto
“Hai provato con l’Aulin?” mi dice il mio coinquilino. Lui cura tutto con l’Aulin: “Ti fa male la testa? Aulin!!” “Ti brucia il culo?Aulin” “Devi lavare i piatti? Perché non ti prendi un Aulin prima che ti mette energia?” “Ti ha lasciato la donna? Aulin”
“Eccheccazzo! Drogato”
Sorridi no?” mi dico “Sorridi” mentre mi contorco sul letto con un filo di bava alla bocca, gli occhi gonfi e la vescica piena. Ma chi c’ha voglia di arrivare fino al bagno questa mattina. Ci sono giorni in cui il cesso è lontanissimo e doneresti un organo, regaleresti la donna dei tuoi sogni pur di trovatrici dentro in un nanosecondo, altre volte lo hai accanto e non muovi due passi per raggiungerlo. “Ma com’è possibile?” mi chiedo
Combatto contro l’autonomia del dito che prende l’iniziativa senza che ne discutiamo per scriverle un messaggio. E chi ha fatto ingegneria, soltanto un matematico o un nobel o uno scienziato può riuscire a calcolare le volte che scrivo, metto in bozze guardo l’invio e dopo cancello. Scrivo e cancello. Cancello e riscrivo. Maledetta invenzione i messaggi di testo. Malefica arma a doppio taglio il pollice opponibile. Dichiaro guerra alla malinconia.
Abbiamo sempre quest’abitudine noi uomini, questo vizio di riassumere una donna per un unico particolare. Serena la paranoica, Maria la pescivendola, Sandra la Rana dalla bocca larga, Sophie l’archeologa, Maddie la speleologa che era una ragazza di Trento che era uscita con Crespo e aveva il vizio mentre facevano l’amore di infilargli due dita dentro il culo e non c’era verso di convincerla che non era eccitante. Aveva smesso di frequentarla quando si era presentata in camera da letto con una bottiglia di vino bianco con il tappo in sughero ben arrotondato.
Una cosa non ho mai capito delle donne. Quando ti conoscono ti prendono così, per quello che sei. Poi ti ci metti assieme e invece di esaltare le tue doti passano il resto del tempo a scovare i tuoi difetti, anche i più nascosti. Se non li hai se li inventano. Non ti curi abbastanza, ma come ti vesti, ma stasera hai parlato poco, quel mio collega è molto più carino.
M’incazzo con questa mosca farabutta che mi ronza intorno al naso. E’ grande lo so, ma non è la tua tana cazzo. “Non riesci a dormire? Aulin” mi dice il mio coinquilino. “Francamente essere lasciati va bene, ma un coinquilino così coglione porca puttana proprio non me lo merito, così coglione proprio neanche ai peccatori mortali Dio”. Ma Dio non mi risponde, fa finta di niente stasera “Stai male Dio? Aulin” e crollo in un sonno profondo
Gandhi




alberto sei l’inquilino coglioneee
Bella Luca