Ele è stanca
Ha avuto la fortuna di amare. Lo si legge nei suoi occhi umidi mentre parla. Chi non ha sofferto non ha mai avuto la forza di amare con tutto se stesso.
- C’è stata una volta in cui – mi dice – una volta in cui ho pensato di consegnare il mio cuore nella mani di una persona. Ho unito le mani e ho posto il mio cuore davanti ai suoi occhi. Tutti uguali voi uomini – ripete – non voglio più correre il rischio di vederlo calpestare il mio dono – ripete con la voce e con lo sguardo assente
Un amico, in questa sala da Tè di Londra, fuori dal cielo cadevano gocce di pioggia fine e insistente e questo mio amico, seduti in questa sala da Tè molto vecchia di Londra, mi diceva che chi decide di amare decide di donare sangue e sudore e anni di vita, brandelli di pelle e d’anima, l’amore cambia radicalmente l’esistenza umana, l’amore trasforma, ferisce, accorcia la vita e allo stesso tempo la rende eterna.
Le rughe della sua storia personale le rigano il viso. Adoro quegli sguardi profondi e vissuti di chi non si è mai voluto risparmiare – Mi piacciono le tue storie mi dice, mi piace quando racconti dei tuoi amici –
Fuori l’inverno che si fa strada, parliamo vicini alle stufe accese del soggiorno. Lei sente freddo e scalda le mani unite tra le cosce serrate. Mi alzo e le porto la coperta rossa, la copro, lei appoggia la testa sulla mia spalla e farfugliando qualcosa si addormenta.
E’ stanca, ha amato tanto, si gode il meritato riposo di ogni guerriero dell’amore.
Ele è stanca, ora dorme
Gandhi



