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Giovanni e il russo

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Ci sediamo intorno al fuoco io Giovanni, Mango, Zeo, kad e Reddu. La canna passa di bocca in bocca come in un rituale che conosce secoli di storia. lo scoppiettio delle foglie e dei rami secchi si unisce al sussurrare del mare. Il profumo della legna che brucia si mescola a quello della sabbia. Nessuno parla per qualche minuto. Siamo sei zingari sardi sulla costa della nostra isola silenziosa.

Quando gli arriva la canna Mango si alza, raggiunge la riva e fuma con i piedi nudi dentro l’acqua, un occhio alla luna, poi l’orizzonte, si volta verso i nostri visi illuminati dalle fiamme. Giovanni lo fissa negli occhi - Porta la canna stronzo - ma lui non risponde. Ancora un tiro, soffia il fumo verso il cielo. Un tiro ancora, un tiro profondo, torna da noi e soffia il fumo in faccia a Giovanni - Così ti voglio - e gli sorride

Oltre la costa uomini e donne decidono come vestirsi per la sera

Zeo ha questa canottiera bianca e sporca e gioca nervosamente con un ramoscello di ulivo, ne fa tanti pezzettini e li lancia a Reddu, lui prende un sasso e glielo tira. E’ così che si dimostrano il bene che si vogliano. Un soffio di vento sposta il ciuffo di Reddu.

Zeo fissa il buio e pensa alla donna che ha amato e non ha smesso mai di amare. Non ne parla ma ci pensa a volte. Kad guarda Zeo e sembra leggerlo nel pensiero – Ti manca vero? – Ma Zeo non risponde

Mango prende la lenza e si mette a riva. La notte i pesci sono più vulnerabili, quando il mare gode dell’assenza dei turisti che vengono ad occupare le nostre coste i pesci vagano negli abissi in cerca di cibo. Non sanno che uno di quei bocconi sarà il loro ultimo contatto con il loro mondo. Zac, attaccati all’amo di Mango. Zac, ad arrostire sopra il nostro falò. Mango ulula ogni volta che ne abbocca uno. E’ felice, è pazzo.

Giovanni spegne la canna, si sdraia e guardando le stelle racconta di quella volta che, in Russia, avevano cercato di ficcargli una pallottola nelle palle. Una nuvola attraversa la luna. Si era salvato con una craniata allo stronzo. Aveva alzato le mani e approfittando di un secondo di distrazione del rapinatore gli aveva tirato una testata così forte che il Russo era rimasto a terra stordito senza capirci più niente. Aveva preso la pistola, gli aveva sparato tra le gambe senza colpirlo. Non voleva colpirlo, voleva solo fargli capire come ci si sente quando la tua vita dipende da un’altra persona.

Ridiamo. Abbiamo sentito questa storia mille volte. Mango torna e mette il pesce sulla griglia, Zeo gira un’altra canna. L’alba illumina il mare, un nuovo giorno.

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5 Commenti a “Giovanni e il russo”

  1. Gandhi dice:

    Ho provato a fare un account facebook per il Blog, chiamandolo Gandhi Barisardo e utilizzando una mail che non avevo mai utilizzato prima. Come per magia mi sono apparse milioni di persone che conosco da aggiungere agli amici. Viste le facce di alcune persone ho declinato l’invito e ricancellato facebook dai miei progetti futuri, nonostante fosse un valido aiuto per questo sito Particolari a parte, quello che mi sono chiesto è come Caspita può succedere che non mettendo il mio nome e cognome sto Caspita di facebook è in grado di propormi tutte queste persone che conosco e che tra l’altro non avevo neanche tra gli amici del vecchio account? Qualcuno sa darmi una spiegazione? Solo per curiosità

    Luca

  2. dice:

    Alla fine cos’hai deciso per promuovere il sito? Guarda che siamo tornati quindi puoi chiedere udienza al tuo informatico di fiducia ;-)

  3. Gandhi dice:

    Ciao bimba, devo parlarne con il mio informatico, oggi ho sentito pure tua sorellina. Ho pensato che forse mi faccio due account facebook, ripulisco un pochino il vecchio e ne faccio uno nuovo per il sito e mo studio con tuo marito qual’è la cosa migliore.

    Poi ti chiamo dalla redazione anche a te

  4. dice:

    Sì, anche perché io ti chiamo e tu non rispondi…

  5. Gandhi dice:

    Anche perchè io ti richiamo e tu lo stacchi…

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