Sonia dorme
- Mi vuoi solo per andare a letto, vero? -
Lo stereo passa I don’t wanna hurt, Anouk. Porta le lenzuola calde e soffici fino a sotto il collo riscoprendo, all’improvviso, il senso del pudore
Fuori dall’ufficio la puttana, nonostante il freddo e la pioggia, attende i clienti, strofinando le mani sulle mani per scaldarsi. Resterà con lui cinque, dieci minuti al massimo. Scendendo dall’automobile lei sentirà freddo ancora una volta. Lui lascerà la frizione e lungo la via buia della Salaria, nel silenzio del suo abitacolo si sentirà tranquillo ma vuoto.
Cos’è rimasto? Nulla. Una scopata. La solitudine.
I tergicristalli che graffiano sul vetro. Io e jimmy siamo così, imperfetti. Per quello ci troviamo. Lei si accende e mi porta via con se. Aspetterà giù mentre con Sonia divideremo qualche ora della nostra esistenza.
Apre la porta e mi bacia sulla guancia. Quando lui l’ha tradita non ha detto una parola. Si è voltata ed è andata via. Credeva molto in quella persona, gli confidava i suoi segreti, le sue ansie, le sue gioie.
- Mi fai entrare o restiamo sulla soglia di questa porta? - ride
- Dai cretino, hai visto com’è ordinata? L’ho fatto per te, sei stanco? Com’è andata a lavoro? -
- Al solito. Gente che mi capisce, gente che non mi capisce, le giornate passano ma ho sempre l’impressione le persone siano solo un ruolo all’interno di quegli uffici -
- E’ sempre così nelle grandi aziende, cos’hai da meravigliarti? -
- Non mi meraviglio, prendo tempo, ti distraggo poi ti bacio - ride ancora, poi mi bacia sulle labbra
Non siamo fidanzati.Ci siamo conosciuti qualche tempo fa facendo la fila alla posta. Diceva le avevo rubato il posto nella fila. Non era vero ma non c’era stato verso di convincerla. Aveva messo il muso come i bambini quando non gli compri quello che vogliono. Aveva messo il muso e quando l’avevo fatta passare si era aperta in un sorriso di gioia. Ci teneva proprio tanto a consegnare quella lettera il più velocemente possibile. Avevo pagato le bollette e l’avevo trovata fuori ad aspettarmi, un caffè ed eravamo diventati amici.
- Mi vuoi solo per andare a letto, vero? -
Guardiamo “into the wild” abbracciati sui cuscini sopra il tappeto indiano che ricopre il parquet del suo soggiorno. E’ un film che piace a tutti e due, ma siccome lo conosciamo a memoria a metà finiamo sempre per fare l’amore. Di solito lo dividiamo sempre in tre, quattro parti. Alla terza, mentre stiamo per fare l’amore un’altra volta lei mi ferma, mi dice di aspettare e mette i pezzi con la colonna sonora. Mi guarda negli occhi, sale sopra di me e le piace fare l’amore lentamente, piano, si trasforma nelle note di Eddie Veder. Quando finisce il film di solito accende lo stereo e vuole chiacchierare qualche minuto. Poi inizia a parlare con la voce sempre più bassa fino ad addormentarsi.
Quando dorme a volte fa il muso. Come quel giorno alla posta.
- Mi vuoi solo per andare a letto, vero? - E’ finito il film ed ha acceso lo stereo.
Con il sottofondo di I don’t wanna hurt, Anouk, le dico che è bellissima, lei porta le lenzuola calde e soffici fino a sotto il collo riscoprendo, all’improvviso, il senso del pudore. - Non m’importa perchè siamo qui insieme, voglio che mi abbracci - mi dice con la voce sempre più lieve
La musica sfuma
- Ti voglio perchè sei stupenda - dico - vorrei non arrivasse mai il mattino - dico, ma non mi sente, per fortuna Sonia ora dorme
Gandhi


