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Il segreto di Mango

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Ho aperto gli occhi e Mango dormiva tenendo stretta Ines sul materasso di fronte a me. Ho trovato una mela verde e ho le ho dato un morso, l’ho poggiata e sono uscito fuori. Pioveva, il cielo sfumava in un grigio scuro e certe nuvole passavano veloci sulla mia testa, trasportate dal vento. Ho chiesto a Giovanni se aveva visto Zeo e mi ha risposto di no e se potevo fare silenzio che stava meditando. Mi sono avvicinato al mare, l’acqua era calda e ho fatto un bagno poi mi sono sdraiato sulla sabbia per godermi la pioggia.

 

Quando Zeo è tornato si è seduto accanto a me. Abbiamo guardato il mare in silenzio e mi è sembrato fosse triste ma non gli ho chiesto niente. Io credo ci sia un tacito accordo tra noi quattro e credo sia il fatto di non farci domande, quando dobbiamo dirci una cosa lo facciamo.

 

Penso che esistano persone con cui non esiste la necessità di coprire ogni silenzio, penso ci siano persone con cui ci si capisce senza dire una parola, con cui ci si riesce a godere il nulla senza nessun imbarazzo, sono quelli che chiamo amici, nel vero senso di questa parola inflazionata.

 

E’ arrivato Giovanni e poi Ines e mi si è seduta sulla pancia e ha voluto fare il cavallino e ogni volta che mi muovevo e lei aveva paura di cadere faceva la faccia seria e poi rideva, prima la faccia seria e poi rideva e io su a fare il cavallo e lei su e dai a fare la fantina, la più bella fantina di tutta l’isola.

 

Mango è arrivato con la canna e Zeo l’ha guardato come volesse dire qualcosa ma è stato zitto, poi si è alzato in piedi e ci ha guardato e ha detto che ieri notte ha fatto l’amore con Alessia, Giovanni gli ha risposto ironico che non doveva vergognarsi che sono cose che capitano e lui allora l’ha guardato storto e si è buttato a mare. Giovanni si è messo a ridere e gli ha urlato – Daiii torna indietro, non affogarti, non hai fatto niente di male – e poi ha tirato un sasso a pelo d’acqua che per qualche centimetro non l’ha preso sulla testa. Mango ha detto che se continuavano a fare casino i pesci col cazzo che avrebbero abboccato e io ho mi sono girato di schiena e ho messo Ines sopra e ho continuato a farla trottare e poi ho fatto finta di disarcionarla, come fossi un bufalo, come fossi un bufalo impazzito e lei rideva, rideva a crepapelle e si divertiva e io ho desiderato un figlio, come spesso mi succede, e mi sono immaginato da vecchio in una casa con le montagne da una parte e il mare in lontananza dall’altra e i miei amici fuori al sole e tantissimi bambini a giocare fuori all’aperto, una specie di orfanotrofio utile a noi adulti per poter respirare i loro sguardi sinceri e le loro risate spontanee e poter imparare dai bimbi le cose importanti della vita.

 

Zeo è uscito dall’acqua ha preso Ines in braccio ed ha iniziato a girare su se stesso e lei che rideva e lui che girava e lei che rideva e lui che girava più forte. Giovanni si avvicina a me, lo guarda, finge di dirmi qualcosa e ride per farlo incazzare. Lo fa ancora e allora Zeo mette giù Ines e salta sopra a Giovanni e iniziano a girarsi sulla sabbia un po’ davvero un po’ per scherzo fino a quando Mango non ulula Auuuuuuuu, il primo pesce del mattino.

 

Ci voltiamo verso di lui e lui ci guarda e dice che deve raccontarci una storia che non deve sapere nessuno. Noi ci fermiamo e lo ascoltiamo, ma di quello che ci siamo detti dopo io ora non posso scrivere, riguarda solo noi, ora io non lo posso scrivere.


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