La ragazza delle arance
Rientro a casa stanco ed è freddo. Il salone grande, buio. Mi siedo e accendo la stufa. Ho passato il pomeriggio a pensare alla Ragazza delle arance. Volevo sapere chi era, cosa faceva nei periodi in cui non si faceva trovare.
Ho letto qualche pagina, tenevo il libro e giravo le pagine con una mano sola, l’altra la voltavo come una bistecca, davanti alla stufa.
Basta scaldare un solo punto del proprio corpo e tutto immediatamente sentirà il calore. La ragazza delle arance cercava un po’ di affetto per sentire caldo dentro al cuore. Accendo il computer, ascolto Allevi e comincio a scrivere
Mi piace scrivere
Ho passeggiato avanti e indietro per il corridoio e quel pensiero non mi ha mai abbandonato, mi piace scrivere e so da quando, so perché e conosco il momento
Ho capito che tutte le cose importanti sono nascoste dentro di noi, è da allora che ho smesso di tenere le cose. Non porto attenzione agli oggetti, non faccio più fotografie, non tengo più i messaggi importanti sul telefonino. Solo uno mi era venuto in testa di tenere: Matteo mi aveva scritto il nome della persona che avrebbe voluto sposare, la donna della sua vita. Mi aveva chiesto di memorizzarlo e farglielo leggere con la data il giorno che avrei fatto il loro testimone io lui lei e il prete sull’altare. Neanche quello avevo tenuto. Glielo avrei detto a voce, giurandeglielo sulla persona a me più importante. Le avrei detto che Matteo la amava.
Ho tenuto con una mano, lontano dalla gamba il jeans scaldato dalla stufa. Il freddo entra nelle ossa e le gela ed è come un dente che morde il ghiaccio, quella sensazione è come un dente che morde il ghiaccio con tutta la sua forza
Ma poi ti svegli ed è un altro giorno. Diverso. Un altro giorno da esplorare
Mentre pensavo a queste cose la ragazza delle arance mi ha chiamato di nuovo a se, ho scritto quest’ultima riga e mi sono abbandonato a lei




Non sei normale. Sappilo…