Gandhi News

Sotto il suo albero

Foto di Raffaele Cabras www.mixyourshot.com Quella sorrideva e con le mano sfiorava la mia quando passava, tornava con un gran bicchiere di birra con le labbra bagnate dalla schiuma, e la gente a ballare e la gente a divertirsi e la gente a specchiarsi intorno a noi. E posava le sue labbra vicine vicine alle mia quando mi parlava, e nonostante ci esprimessimo in lingue diverse e nonostante, si sa che a me piacciono le more, ecco nonostante lei non lo fosse quella pelle profumava di sensazioni nuove e io non sapendo bene cosa dovevo fare l’avevo baciata. E non è che proprio fosse una libera scelta. La musica alta, la birra, la schiuma, lei che mentre mi parlava labbro labbro gesticolava e poggiava le mani su di me, ad un certo punto non avevo proprio più scelta. Ma sei single, fallo no? Fallo, mi dicevano quelli lì, Mica ti capita tutti i giorni, facevano loro. Ed io è su questo che devo dibattere oggi. Non è che io sia proprio single, c’è che lei è lontana e non sa di...

Solo un attimo

E io a fare il figo lì, a parlare lingue che non mi appartengono in un modo che non appartiene alle lingue che pensavo di parlare. E io lì, - Tu mi ami ancora amore? Lo senti questo sentimento forte, quest’ansia che a me toglie la fame, lo senti il bisogno di sapere come sto? – Avrei voluto rispondere io per lei.   If you.. if you.., dico, poi sto tre ore e mezza con il vocabolario a cercare l’altra parola da aggiungere, una dopo l’altra, una dopo l’altra, così le sfinisco io le donne, così solo riesco a sfinirle, cercando le parole mentre sfoglio il vocabolario.   E i dolori certe volte vengono ad avvisarti di qualcosa. E una fitta forte mi ha permesso di guardarla mentre dormiva, e il respiro profondo, e la pace sul suo viso, quelle hanno attutito le sofferenze. Morbida come fiori di un campo lontano, lo sapete che faccio certe volte? Faccio finta di volere qualcosa che non voglio, così per farli sentire più sicuri, per farli sentire più leggeri. Che c’hanno questo...

I’m Yours

    E starò qui, sul divano, a sbagliarmi un’altra volta. Che io i miei sbagli, quelli non li conto più. E mia madre e mio padre a dirmi Bravo, loro i miei sbagli, loro non li vedono. Innamorati. E io qui, seduto sul divano a scriverti, e non lo so dove sei, e non lo so cosa fai, ma avevo questa voglia, questa necessità di scriverti subito.   L’amore per me, in generale dico, ecco che per me l’amore in generale è quando incontro i tuoi occhi e mi piaci come sei. L’amore è fatto di gesti, non di domande, è fatto di parole sussurrate, non di strategie studiate con cura, che quello non è amore, quella è una gabbia per imprigionare la persona che ti fa comodo avere accanto.   Sai cosa penso Amore? Seduto sul mio divano, e fuori e buio e caldo, e non ci sono stelle in cielo, qualche nuvola di qua e qualche nuvola di la, e il vento soffia lento come volesse suggermi le parole, ho chiuso le finestre e seduto sul divano ho pensato che ti aspetto, che ti aspetto fino a che...

Come una nuvola che attraversa il mare

  A me, e cosa ci posso fare, a me stare di lato con lei di spalle, e abbracciarla e la mano poggiata sulla tetta, e sentire il suo respiro e prender sonno così. A me, e cosa ci posso fare? Che a me così mi è sempre piaciuto.   Ha abbassato lo sguardo, che non voleva, che non poteva. E abbiamo trattenuto il respiro e ho stretto le mie mani sulle sue e le dita sulle dita, e la città era fredda e le sue guance erano calde, e con il naso sono sceso fino alle labbra, e profumava e brillava come Londra sotto i raggi del sole.   A me certe volte mi dicevano che questa calma, questa serenità che mi porto dietro certi giorni, me l’avrebbero voluta infilare dentro il culo. Ma io cosa glielo spiegavo a fare a quelli, cosa glielo dicevo a fare che non me ne importava un cazzo di dove me la volevano infilare, a me, la calma. Era una cosa tra me e Dio, che a lui io, a lui non gliele avevo mai mandate a dire.   E io penso che certe sensazioni non le puoi, non le devi dimenticare. Te le...

Man on the moon

  Aveva socchiuso gli occhi umidi di malinconia, Io spero che anche tu possa trovare il tuo posto nel mondo, Il mio posto è il mondo le avevo risposto io, e non è che fossi sicuro di quello che stavo dicendo, c’è che non mi andava di dare per scontato che la felicità passasse soltanto attraverso la via degli stereotipi imposti dalla società.   Lei lo aveva trovato il suo posto nel mondo, sempre me lo diceva ultimamente: un uomo fedele, una casa, un lavoro fisso, l’aperitivo il venerdì sera, la scampagnata la domenica, il suo posto nel mondo. Pena le facevo, pena soltanto, che mai forse avrei potuto arredare il mio mondo come il suo.   E io non è che ci impazzissi a quell’idea.   Cosa credi che sia la vita? Cosa credi che sia? Ripeteva rossa di rabbia , che io non volevo capire, che io non la volevo ascoltare, che io così, dove sarei voluto andare? E non è che io queste domande non me le facessi mai, erano le risposte che erano diverse. Io non la volevo seguire la linea...

Post Scrittum (Nascita e morte di pensieri inutili)

    A me quella che mi faceva ridere di più quella sera era l’Agrume. Party, party, party, diceva, ma non è che voleva che me ne andassi chissà dove, festa voleva fare, sempre festa. Che se avesse preso fuoco il locale quella mica avrebbe chiesto aiuto, Party, party avrebbe urlato ancora e avrebbe accennato uno dei suoi balli strizza baschi e avrebbe sistemato i capelli dietro l’orecchio e avrebbe socchiuso gli occhi in una risata spontanea.   Ed è inutile avere mille amici su facebook, che tanto se non li avete ci sarà qualcuno che vi aggiorna su quello che fanno. E a me non è che m’interessasse tantissimo sapere della casa nuova della mia ex ragazza, che se non ce l’ho come amica sarà anche perché non siamo amici e se non siamo amici sarà pure perché non ci frega un cazzo di sapere cosa fa uno e cosa l’altro. E invece niente, come leggere Gioia o Chi o Novella e qualcosa, i cazzi di chi non ti frega un cazzo. Come svegliarsi con Signorini accanto al letto che...

Mani

Ricordalo, ricordalo sempre, mi diceva lei, mani tremanti e cuore in subbuglio. Un velo a coprirle il viso scavato dalle rughe, disegnato dalla vita. Ricordala come te la racconto questa vita, mi diceva mia nonna, che è gioie e tormenti, tesori e trappole. Con il sorriso lo diceva, come a dire, ora spetta a te, ora trova tu il modo giusto.   E aveva soffiato vento forte e freddo e sibilante e me l’aveva portata via, a me quel giorno, mia nonna e il suo segreto, il vento. E io lo avevo cercato, occhi lucidi a guardare il cielo e nuvole mischiate a nuvole, avevo camminato e camminato, anche se mi dicevano di non farlo, camminato per ritrovarlo, da un posto all’altro, da una città all’altra dietro al vento, dietro al mio segreto.   Sorrideva quando la guardavo, poi si vergognava e tornava seria. Io non lo sapevo cosa ci legava, se fosse amore o qualcos’altro, nessuno mai me lo aveva spiegato. Certe cose si sentono, diceva, certe cose non si spiegano, diceva ancora e rideva, si...

Sola

  Io non è che l’amassi proprio, non come si dicono i fidanzati tra di loro per rassicurarsi sul gioco più incerto della vita. Mi piacevano quegli occhi malinconici e il sorriso spontaneo e riservato, i capelli le brillavano al sole e le dita cercavano sempre qualcosa da toccare. Un pezzo di carta, un oggetto qualsiasi, oppure una mano cercava l’altra ed iniziavano a sfiorarsi. Che a me non sembrava mica agitazione, timidezza invece, quella si.   Viveva sola e non parlava mai di lei, e io il motivo neanche lo conosco. So che le guance le diventavano di un rosso vivo, abbassava gli occhi e cambiava discorso. E io certo che me lo chiedevo da dove veniva e cosa portasse con se dal suo passato, me lo chiedevo tra me e me, certi attimi, mentre la guardavo.   Rideva spontanea, certe volte, poi capitava si abbandonasse al silenzio e alla malinconia, guardava lontano e pensava, chissà cosa, tra se e se. E a me non è che quel mistero mi spaventasse poi, a me piaceva guardarla silenziosamente,...

Il tradimento

  La sera dopo ho incontrato Camilla, la ragazza del Bar siciliano. Mica me l’ero scordata. Passeggiavo per la spiaggia e per poco non la calpestavo. Aveva indosso un due pezzi finissimo, rosso. Mi sembrava di poter vedere tutto. Quando mi ha visto ha voltato la faccia dall’altra parte. Non l’avevo mai più richiamata dalla prima volta, eppure ancora mi sembrava bella, bella, bella come il sole che le si posava sopra. Solo forse troppo bella per fare come facevo con le altre in quel periodo. Mi sono seduto accanto a lei – Cosa vuoi? -, - Solo parlare -, - Se mi volevi parlare mi chiamavi, non l’hai fatto, o forse hai qualche allergia ai tasti del telefono -, - Lo so hai ragione..ma questo per me è un period…-, - Lascia stare non m’importa – Si era fatta nera, poi piano piano si era sciolta, le era scappata qualche risata e mentre rideva io sentivo sempre più dentro di me la voglia di baciarla, la sentivo proprio, come certe mattine la fame appena sveglio. Solo che non...

L’ultima promessa

  Che poi la sera sono andato da Maria, ho infilato un paio di jeans e una felpa nera e lei, quando sono arrivato a casa sua, subito, come sempre, ha cominciato a raccontarmi del suo compagno. A me!!?? Che è come se uno andasse con il viso sofferente da un malato terminale a dirgli che si è graffiato un mignolo pulendo i fornelli della cucina – Io penso che non mi rispetti, passiamo la notte abbracciati e mi sussurra parole eterne sulle orecchie e lo sento che mi desidera, ogni santa sera mi desidera. E se faccio finta di dormire mi bacia sulla guancia poi sugli occhi e poi dietro l’orecchio e lo sento il suo fiato caldo e con la mano passa dalla spalla fino al seno e poi scende piano e arrivo a un punto che anche se non avessi dormito per tutto l’anno precedente io non riesco più a resistergli e sgrano gli occhi. Allora facciamo l’amore e ci diamo tutto quello che abbiamo e io lo sento proprio mio, più di quanto possa sentire di appartenere a me stessa. Ma poi la mattina...