Gandhi News

Il tradimento

  La sera dopo ho incontrato Camilla, la ragazza del Bar siciliano. Mica me l’ero scordata. Passeggiavo per la spiaggia e per poco non la calpestavo. Aveva indosso un due pezzi finissimo, rosso. Mi sembrava di poter vedere tutto. Quando mi ha visto ha voltato la faccia dall’altra parte. Non l’avevo mai più richiamata dalla prima volta, eppure ancora mi sembrava bella, bella, bella come il sole che le si posava sopra. Solo forse troppo bella per fare come facevo con le altre in quel periodo. Mi sono seduto accanto a lei – Cosa vuoi? -, - Solo parlare -, - Se mi volevi parlare mi chiamavi, non l’hai fatto, o forse hai qualche allergia ai tasti del telefono -, - Lo so hai ragione..ma questo per me è un period…-, - Lascia stare non m’importa – Si era fatta nera, poi piano piano si era sciolta, le era scappata qualche risata e mentre rideva io sentivo sempre più dentro di me la voglia di baciarla, la sentivo proprio, come certe mattine la fame appena sveglio. Solo che non...

L’ultima promessa

  Che poi la sera sono andato da Maria, ho infilato un paio di jeans e una felpa nera e lei, quando sono arrivato a casa sua, subito, come sempre, ha cominciato a raccontarmi del suo compagno. A me!!?? Che è come se uno andasse con il viso sofferente da un malato terminale a dirgli che si è graffiato un mignolo pulendo i fornelli della cucina – Io penso che non mi rispetti, passiamo la notte abbracciati e mi sussurra parole eterne sulle orecchie e lo sento che mi desidera, ogni santa sera mi desidera. E se faccio finta di dormire mi bacia sulla guancia poi sugli occhi e poi dietro l’orecchio e lo sento il suo fiato caldo e con la mano passa dalla spalla fino al seno e poi scende piano e arrivo a un punto che anche se non avessi dormito per tutto l’anno precedente io non riesco più a resistergli e sgrano gli occhi. Allora facciamo l’amore e ci diamo tutto quello che abbiamo e io lo sento proprio mio, più di quanto possa sentire di appartenere a me stessa. Ma poi la mattina...

London drops

  Che poi a me sembrava tutto chiaro, un giorno mi sarei svegliato e non avrei più pensato a Francesca, così come la sete passa dopo aver bevuto l’acqua, e me la ripetevo in continuazione questa cosa, in continuazione mentre passeggiavo, mentre cucinavo, seduto sulla tazza del cesso, come Angelo Dundee con Cassius Clay, ero il mio più grande motivatore. Non fanno male non fanno male non fanno male, non fanno male non fanno male non fanno male non fanno male un cazzo che facevano male eccome. E poi ancora che mi incoraggiavo, ci mancava solo mi dessi le pacche sulle spalle ogni tanto allo specchio – Su eddai e non fare quella faccia, sei tu il più forte, sei tu il più forte cazzo forza - Che poi qualche volta devo averlo pure fatto   Che poi quella Kazaka della Callan School of London, che ogni volta che il professore le chiedeva qualcosa e doveva rispondere solo yes o no o Maybe e invece stava un quarto d’ora, tutta piena di se, a dire che lei aveva otto fratelli e tre sorelle....

duiuspicinglisssssc?

Freddo gelido e buio e il Sir del treno che alla prima frase che dico in inglese mi dice “Iu dont spic inglisssccc?”  “Cazzo, sgamato subito!!” Benvenuto a Londra.   Ho camminato per Oxford Street e ordinato un caffè americano, please, e Muffin al cioccolato e please un’altra volta, che siamo gentili, noi londinesi.   E a London come in ogni posto dove sono andato c’è sempre un italiano che ti dice con disprezzo che la città è piena di italiani e te lo dice come se lui fosse Kazako o venisse da chissà quale angolo paradisiaco di questa terra. Che noi italiani siamo maleducati e cafoni e urliamo e sbraitiamo e facciamo le telecronache della finale Mondiale del 2006 a voce alta in mezzo alla strada mentre camminiamo tra la gente. Noi italiani? Loro italiani, fuck.   E da Starbucks ho tirato fuori il pc  e ho scritto guardando fuori dal vetro la gente che passava come avevo sognato a casa, sdraiato sul mio letto, felice e spaventato dalla partenza. Ho sorriso alla mia...

Nuvole Bianche (Nonno e nonna)

    Passavo che la notte era buia e piena la luna e una grande nuvola accanto a tenerle compagnia, e veloci le luci delle auto che mi venivano incontro a due a due, sfilavano una dietro l’altra   Mio nonno e I suoi occhi lucidi a posarsi sul fuoco, sfrego l’accendino sul camino e s’infiamma, mi incanta il legnetto che brucia, e mia nonna che mi rimprovera “Lucaaa” dice mia Nonna, “Lucaaa” che le spreco i fiammiferi   Quando ero giovane dice lui, Che bello, mi dice e con gli occhi lucidi ripercorre la memoria di ciò che è stato, tutte le cose belle, una dietro l’altra, sembrano essere rimaste solo quelle, Che bello dice mio nonno, e io lì a sprecare un altro fiammifero “Lucaaa” dice mia nonna “Lucaaa” che se vado avanti così poi finiscono   E ora che tutto è lontano, i problemi non sono più problemi e le paure che non hanno più un senso e il mondo che è cambiato ma è rimasto lo stesso, guarda indietro nella sua vita, incrocia il mio sguardo e sorride,...

In the sun - Michael Stipe with Coldplay

Ognuno è solo

Forse esagerai, come pensai dopo, qualche minuto a riflettere per arrivare alla conclusione che quelle parole non gliele avrei mai dovute dire al mio amore   “Credo che tu faccia bene a sposarti, hai bisogno di un tetto e di una persona a cui aggrapparti nei momenti difficili del tuo cammino” “So badare a me stessa” rispose scocciata “Sai badare a te stessa nei momenti in cui stai bene, sai badare a te stessa solo in quei momenti, se ti bagnano le ali amore, ricorda, una goccia d’acqua e tu non sei più capace di volare”   Mi guardò con rabbia, come a dirmi che le persone possono cambiare, che restavo legato a delle immagini che non esistevano più, che lei..   “Perché mi guardi così?”   Mi voltò le spalle e disse di lasciarla in pace, io sempre pronto a predicare, io sempre pronto a trarre conclusioni, io ..   Restai solo nel salotto, poggiai la testa tra le mani e pensai ai cambiamenti e a quanto mi fosse sempre piaciuto quell’aspetto della vita che è...

Storpio (Il regno del sorriso)

  Lo chiamavano extraterrestre, mostro, sgorbio. La parola che proprio non riusciva più a sentire però era storpio. Gli faceva venire la nausea e salire il vomito. Neanche sapeva il perché dell’effetto che gli faceva sentirla, neanche capiva perché proprio quella parola anziché tutte le altre, cattive allo stesso modo.  Sapeva solo che quando passava per il corridoio durante la ricreazione e i suoi compagni e quelli delle altre classi poi, la bisbigliavano come vecchiette da un orecchio all’altro, sentiva come un brivido in tutto il corpo, come trafitto con forza da mille aghi, come la lama di un coltello che gli attraversava la carne. Storpio. Storpio. Storpio. Mille aghi gelidi dentro il cranio.   Quando aveva compiuto sette anni e la madre aveva invitato tutta la sua classe a casa sua e aveva addobbato i muri e gonfiato palloncini e preparato patatine e torte e candeline, lui le aveva detto “ Ma no che non voglio, ma no mamma che non la faccio la festa”. Al suo compleanno...

La più bella del matrimonio (Io)

  E allora visto che il pomeriggio mi sembrava andasse a puttane e leggevo e leggevo e leggevo e non facevo altro che leggere da ieri, mi viene in mente di mandarle un messaggio. Lei era la signora dell’estate, quella dalla carnagione abbronzata e il vestitino nero e lo sguardo ammiccante di una calda sera di Giugno. Lei era la signora della notte lunga e faticosa a cui avevo deciso di metter fine perché stanco, provato, sfinito, impreparato a quell’impresa sessuale   L’ amica era quella che nelle gelide nottate d’inverno dell’isola Tito Livio amava spogliarsi davanti alla webcam e farci gioire della sua eccitazione mentre scazzati come operai costretti a riprendere il lavoro dopo la pausa pranzo, si scommetteva sui tempi della durata della sua performance. Durava parecchio la ragazza, poi rilassata, dal suo letto, mordicchiandosi le labbra, diceva che nulla la eccitava di più di due occhi addosso mentre si toccava   Lei risponde al messaggio con la solita ironia pungente....

La mia strada (La nostra Roma)

  Alcune persone mi hanno detto che loro nella vita hanno fatto tutte le cose per bene, tutto come chiedeva loro di fare la società. Ore, minuti, secondi, tutto preconfezionato. Hanno mangiato quando gli han detto di mangiare, hanno comprato i regali a Natale e grosse Uova a pasqua, hanno atteso la pensione e chissà se con tutto quel tempo libero, dopo, si sono chiesti se nella loro vita sono stati felici   Solo quando sfioro con un dito sotto la sua gonna mi accorgo che non porta le mutandine, sorride maliziosa poi si fa sfuggire un verso che sta a metà tra una risata ed un gemito di piacere   Non amavo la Città Eterna. Si è presentata così com’è, pregi e difetti, prendere o lasciare, poi  sono loro che me l’hanno fatta amare nel tempo in cui l’ho vissuta veramente. La gioia è preceduta dal dolore, come il miracolo della vita da un parto faticoso. Io non lo so cosa vuole insegnarci Dio con questa regola, Dio distribuisce regole, mai spiegazioni, è fissato con la fiducia,...